
Lacrisi della filiera del riciclo della plastica è ormai arrivata fino alla raccolta nei territori. DallaSardegnaallaPugliasi registrano sospensioni e limitazioni del servizio, mentre criticità legate allasaturazione degli stoccaggi, alla riduzione dei ritiri e alla difficoltà di collocare il materiale riciclato interessano ancheLazio, Emilia-Romagna, Marche, Campania e altre aree del Paese.
Uno scenario sul qualePlastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, aveva acceso i riflettori già ad inizio anno. Unallarme rilanciato poi durante l’estate, quando le difficoltà della filiera avevano iniziato a tradursi in sospensioni e limitazioni della raccoltain diversi territori. Oggi quella criticità èdiventata un’emergenza che coinvolge una parte sempre più ampia del sistema.
“Ignorare un problema non lo fa scomparire. Lo avevamo segnalato già all’inizio dell’anno e siamo tornati a farlo durante l’estate, quando i primi segnali erano ormai evidenti. Oggi purtroppo sono i fatti a parlare –dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus–. Quando gli stoccaggi si saturano, diminuisce la capacità di trattamento e il materiale riciclato non trova sufficienti sbocchi di mercato, le conseguenze arrivano inevitabilmente fino ai Comuni. Aspettare che gli impianti siano pieni per affrontare il problema significa continuare a rincorrere l’emergenza anziché intervenire sulle sue cause”.
La crisi è alimentata da più fattori: laperdita di capacità di trattamento, glielevati costi industriali, ladebolezza della domanda di materia riciclatae laconcorrenza delle materie prime vergini e dei materiali importatia prezzi più bassi. Nel frattempo, grandi quantità diimballaggi continuano a entrare ogni giorno nel circuito della raccolta differenziata.
“Il riciclo è sicuramente importante ma non può diventare l’alibi per continuare a immettere sul mercato quantità sempre maggiori di plastica –prosegue De Gaetano–. Questa crisi dimostra che intervenire soltanto a valle non basta. Serve ridurre gli imballaggi inutili e superflui, favorire il riuso, progettare prodotti realmente riciclabili e creare condizioni economiche che rendano competitivo l’utilizzo della materia riciclata”.
La gravità della situazione emerge anche dagli effetti ormai visibili fuori dagli impianti. In Sardegna le difficoltà di conferimentohanno portato persino al rinvio di iniziative di raccolta ambientale organizzate dai volontari Plastic Free, per l’impossibilità di conferire la plastica recuperata. Un caso limite che mostra quanto una crisi nata nella filiera industriale sia ormai arrivata direttamente sui territori. Per Plastic Free, liberare gli stoccaggi e garantire la continuità della raccolta è indispensabile nell’immediato, ma non sufficiente.“Differenziare correttamente resta essenziale e il sistema del riciclo deve essere messo nelle condizioni di funzionare –conclude De Gaetano–. Ma continuare a produrre sempre più rifiuti e chiedere alla parte finale della filiera di assorbirli non è una strategia. Questa crisi non si risolve trovando soltanto più spazio dove mettere la plastica: si risolve iniziando a produrne meno. È a monte che bisogna intervenire”.


