
Decaro e Leuzzi: “Dall’ascolto ai progetti concreti.Vivere, restare e tornare deve diventare una possibilità concreta”
La Strategia regionale sulle Aree interne coinvolge 55 Comuni e mette in campo 75,3 milioni di euro per rafforzare servizi, sviluppo e attrattività dei territori più fragili. Concluso il tour nelle cinque Aree Interne: raccolte 66 schede di mappatura che offre una prima fotografia delle realtà presenti e dei fabbisogni delle Aree Interne
Dalle risorse ai progetti, dall’ascolto delle comunità alla costruzione di nuove opportunità per chi vive, lavora e investe nei territori più fragili. Sono questi i principali temi affrontati durante la giornata “Aree Interne – La strategia della Puglia per i territori più fragili”, che si è svolta nel Padiglione 152 della Fiera del Levante, nell’ambito del programma regionale “Tutta la Puglia, abbiamo un programma da realizzare”.












La Strategia per le Aree Interne (SRAI) è lo strumento con cui la Regione Puglia accompagna il rafforzamento dei territori caratterizzati da maggiori fragilità demografiche, infrastrutturali e nell’accesso ai servizi, puntando sulla valorizzazione delle loro risorse e sulla costruzione di nuove opportunità di sviluppo. La Strategia coinvolge 55 Comuni nelle cinque Aree Interne di Alta Murgia, Gargano, Monti Dauni, Sud Salento e Alto Salento e dispone complessivamente di una prima dotazione di 75,3 milioni di euro nell’ambito della Priorità IX del PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027.
La giornata in Fiera rappresenta un passaggio importante di questo percorso: dopo il confronto avviato direttamente nei territori con amministratori, realtà economiche e sociali, associazioni e cittadini, la Regione restituisce una prima sintesi del lavoro svolto attraverso il tour nelle cinque Aree Interne, concluso nelle scorse settimane. Un percorso di ascolto e partecipazione pensato non soltanto per illustrare il nuovo ciclo della Strategia e quanto realizzato nella precedente programmazione, ma soprattutto per raccogliere bisogni, idee e proposte utili alla costruzione degli interventi futuri.
Il primo risultato di questo lavoro è rappresentato dalle 66 schede di mappatura raccolte durante gli incontri territoriali, che restituiscono una prima fotografia delle realtà presenti nelle Aree Interne e delle loro esigenze. La partecipazione ha coinvolto prevalentemente enti del Terzo settore, pari al 53% dei soggetti, seguiti da imprese e cooperative sociali (19,7%) e da gruppi informali e GAL (16,7%). L’area con il maggior numero di adesioni è il Sud Salento, con il 39,4%, seguita da Gargano, Monti Dauni, Alto Salento e Alta Murgia.
Dall’ascolto emerge con chiarezza la domanda di condizioni più solide per far crescere e rendere durature le iniziative territoriali. L’83,3% delle organizzazioni indica come principale fabbisogno la disponibilità di risorse finanziarie. Seguono la necessità di creare reti e partnership, indicata dal 59,1%, e quella di disporre di spazi e infrastrutture, segnalata dal 57,6%.
Gli interventi attuativi della strategia sono già in corso: il 15 novembre scadrà il termine per la presentazione dei progetti attuativi presentati dai Comuni, dal 15 novembre al 15 dicembre si svolgeranno gli incontri negoziali per la selezione degli interventi attuativi, dal 15 dicembre ci sarà l’approvazione degli interventi, l’adozione degli impegni contabili, la sottoscrizione dei disciplinari di attuazione con i singoli Comuni titolari degli interventi.
“Le Aree Interne non sono territori da assistere – sottolinea il presidente della Regione Puglia,Antonio Decaro– ma comunità nelle quali esistono energie, competenze e risorse che dobbiamo mettere nelle condizioni di crescere e creare valore. Nelle aree interne però, esiste anche forte il tema dello spopolamento, non solo in Puglia. I dati ci dicono che lo spopolamento è più forte nei piccoli comuni, ma che rappresentano la stragrande maggioranza dei comuni del nostro Paese, sono quasi il 70% e coprono il 50% della superficie. Dobbiamo adottare insieme quella che chiamiamo l’agenda del controesodo, cioè la possibilità di ripopolare quei luoghi che sono anche la ricchezza del nostro Paese. Noi proviamo a fare la nostra parte e per questo abbiamo scelto di costruire la nuova fase della Strategia partendo dal confronto diretto con chi quei territori li vive ogni giorno. Le proposte raccolte durante gli incontri sui territori, sulla scorta di una mappatura che è stata stilata, si concentrano in particolare su cinque direttrici strategiche: la destagionalizzazione e la creazione di poli culturali; gli incentivi per la mobilità lenta e lo sviluppo di percorsi utili al cicloturismo; i servizi socio-sanitari ed educativi di prossimità; l’incremento delle iniziative a favore del turismo delle radici e le opportunità legate ai nomadi digitali; la valorizzazione delle filiere enogastronomiche locali. Sono indicazioni che rappresentano una prima base di lavoro per avviare la fase successiva della Strategia, nella quale le esigenze espresse dalle comunità dovranno incontrare le risorse disponibili e tradursi in interventi e progettualità coerenti con le caratteristiche dei diversi territori. Il nostro compito è mettere a disposizione risorse e strumenti per accompagnare i territori nella trasformazione delle idee in progetti e costruire una nuova idea di sviluppo per le aree interne così da introdurre meccanismi di riequilibrio territoriale e da generare equo valore e opportunità in tutta la Regione. L’idea non è solo quella di mettere in relazione l’amministrazione regionale con i singoli gruppi delle aree interne, ma mettere in relazione le aree interne tra di loro e cercare di capire insieme quale può essere il percorso da intraprendere per valorizzare il territorio ma anche attrarre capitale”.
“Il percorso che abbiamo costruito nelle aree interne pugliesi oggi e durante il tour ci ha portato fuori dalle stanze della programmazione e dentro i territori, ad ascoltare chi ogni giorno li abita, ci lavora, fa impresa e costruisce comunità” Lo dichiara l’assessora regionale con delega alle Aree Interne,Marina Leuzzi.
“In questo percorso abbiamo incontrato territori capaci di innovare, cooperare e costruire risposte nuove. Per questo dobbiamo smettere di guardare alle aree interne soltanto come territori da sostenere e iniziare a considerarle protagoniste di un modello di sviluppo diverso e innovativo.
Sperimentando servizi adatti alle caratteristiche peculiari dei territori: trasporto a chiamata, sanità territoriale, scuole e servizi digitali accessibili anche nei piccoli comuni. E riconoscendo il valore prodotto dai servizi ecosistemici come la cura dei boschi, dell’acqua, del suolo e della biodiversità: attività che producono benefici per una comunità molto più ampia e che possono creare nuove opportunità economiche e di lavoro.
Questo laboratorio può aiutarci a costruire risposte anche per quei territori che non rientrano formalmente nella classificazione delle aree interne, ma che sono ai margini dei principali flussi economici e produttivi e nei quali l’accesso ai servizi è più difficile. Territori che, come gli altri, hanno bisogno di una visione per il futuro e delle condizioni per poter essere abitati senza resistere”.
Gli incontri sui territori delle scorse settimane sono stati utili a rilevare le criticità maggiormente percepite dai cittadini che risiedono nelle aree interne pugliesi. Tra queste figurano la difficoltà di garantire una sostenibilità finanziaria strutturale alle iniziative organizzate per lo più da soggetti locali, la carenza di immobili pubblici utilizzabili, le debolezze del trasporto pubblico, la complessità burocratica e lo spopolamento giovanile. Elementi che restituiscono una fotografia concreta delle condizioni che ancora oggi rendono più difficile vivere, lavorare e investire nei territori interni.
Con il confronto di questa giornata il percorso di pianificazione strategica entra nella fase operativa. Il primo passaggio sarà l’aggiornamento delle Strategie d’Area, alla luce dei risultati conseguiti nel precedente ciclo di programmazione e degli elementi emersi dal confronto con le comunità. Seguiranno la definizione degli interventi di rafforzamento dei modelli di governance intercomunale e la selezione dei progetti da finanziare con le risorse FESR.
I fondi sono distribuiti tra le cinque aree in relazione alle rispettive strategie: 28,8 milioni di euro ai Monti Dauni, 13 milioni all’Alto Salento, 13 milioni al Sud Salento, 11,5 milioni al Gargano e 7,7 milioni all’Alta Murgia.
Gli interventi indicati nei programmi riguardano prevalentemente la riqualificazione e rifunzionalizzazione di immobili e spazi pubblici, la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e il rafforzamento della capacità di accoglienza e dell’offerta territoriale. Una sfida che va oltre la realizzazione delle infrastrutture e che riguarda la capacità di creare condizioni concrete perché le persone possano trovare servizi, opportunità, lavoro e nuove occasioni di vita nei territori interni.
Nel pomeriggio il lavoro proseguirà attraverso cinque tavoli tematici dedicati a servizi, welfare e abitare; giovani, lavoro e nuove economie; cultura, identità e spazi di comunità; turismo lento, paesaggio e produzioni locali; governance e capacità territoriale dei Comuni in rete. Alle sessioni di confronto hanno partecipato amministratori, operatori, esperti, realtà economiche e sociali e rappresentanti delle comunità.
Link video dichiarazione Decaro
Link video dichiarazione Leuzzi

