Avvio residenza artistica ed inizio lavori per il progetto “L’isola che c’è” a Gallipoli (LE)

Partita il 15 settembre nel centro storico di Gallipoli “L’isola che c’è”, progetto di residenza artistica cinematografica e audiovisiva compreso in un percorso di indagine e di interrogazione etnografica del territorio di Gallipoli che dura da vent’anni.

Curata da Chiara Idrusa Scrimieri, questa progettualità ha portato alla realizzazione nel tempo di un osservatorio gallipolino permanente.

La prima tappa, nel 2005, è stata la pubblicazione del DVD “Caddipulina”, prodotto da Caroli Hotel e dalla rete associativa di commercianti e artigiani del centro storico, nonché sostenuto dall’associazione Gallipoli Nostra e distribuito da quiSalento in allegato alla rivista. Il dvd promuoveva il territorio gallipolino e le sue evidenze storiche, artistiche, paesaggistiche attraverso il racconto vivo della stessa città, intrecciando le voci degli storici e degli studiosi con quelle dei curatori della tradizione e delle persone comuni, in una sovrapposizione di patrimonio materiale e immateriale delle comunità che si distaccavano già allora dallo standard dei prodotti narrativi del marketing turistico per come lo conosciamo oggi, affidandosi alla forza narrante degli audiovisivi e del racconto etnografico.
Le lunghe sessioni di riprese realizzate a Gallipoli tra il 2005 e il 2007 assecondando i ritmi e la stagionalità della comunità marinara confluirono nella produzione del progetto filmico della regista Chiara Idrusa Scrimieri “Tutte le barche a terra” (prodotto da Ipotesicinema e Cineteca del Comune di Bologna, 2009), all’interno del percorso di studi nella Scuola sperimentale di cinema e audiovisivo “Ipotesicinema” diretta da Ermanno Olmi; realizzato grazie all’apporto, alla dedizione e allo sguardo dei colleghi della scuola, tra cui Niccolò Manzolini, Alessandra Gori, Renato Giuliano, Francesco Coccia, Paolo Giacomini, Giampaolo Bigoli, Matteo Musso, Valeria Baldan, dando vita a un’irripetibile esperienza di racconto collettivo di un luogo, un unicum produttivo ed etnografico.
Seguì alla prima lunga sessione di riprese nella città vecchia un laboratorio audiovisivo, fortemente voluto dall’amministrazione comunale allora guidata da Francesco Errico, destinato ai bambini del centro storico Gallipoli che seguivano la lavorazione del film documentario con la funzione guida di Virgilio nel ventre di Gallipoli.

Il precedente narrativo citato costituisce l’atto primo della costituzione di un lavoro antropologico e narrativo finalizzato allo studio di un territorio particolarmente fragile, a causa della repentina conversione a meta turistica di massa, con forti ripercussioni sul tessuto sociale, economico e culturale della città e dei suoi abitanti. Eppure, nonostante i metabolismi feroci del progresso e della turistificazione selvaggia dei luoghi storici del nostro patrimonio, (problema che riguarda il territorio italiano intero) l’”isola” di Gallipoli c’è ancora, dopo vent’anni. E resiste. Soprattutto il centro storico di Gallipoli costituisce, nonostante tutto, un esempio solido di resilienza ai cambiamenti di funzione di luoghi, cose e persone, tenacemente saldo alle sue tradizioni, alla stagionalità della vita marinara nonostante l’esposizione del tessuto urbano al rischio di una radicale gentrificazione.

“L’isola che c’è” costituisce dunque l’utopia al contrario dei mondi ideali che esistono solo nella nostra fantasia, il baluardo di una capacità di resistenza e metabolizzazione che meritano di essere indagate e raccontate con i metodi dell’etnografia audiovisiva e dell’antropologia visuale prestati ai linguaggi e agli strumenti del cinema. Di essere seguite nel tempo.

Da questa consapevolezza è nata l’esigenza per la regista Chiara Idrusa Scrimieri di tornare dopo vent’anni a Gallipoli a girare un film. A vedere com’è cambiata la città, dopo vent’anni di turismo, a sentire il polso delle sue aspirazioni e a interrogare i suoi sentimenti. Il film documentario in progetto è “L’isola bambina” e vedrà il primo ciak nel 2027 (produzione Tore Sansonetti/Artèteca). Il film, documentario di osservazione per il cinema, ha l’obiettivo di raccontare in forma poetica l’evoluzione del territorio di Gallipoli attraverso lo sguardo di Anna, protagonista vent’anni fa di “Tutte le barche a terra” e dei bambini che lo abitano oggi, ormai adulti. Il film prevede l’utilizzo di materiali di repertorio girati dalla stessa regista vent’anni, nell’intreccio narrativo tra il presente e il passato che si guardano e parlano con affetto e naturalezza.

La residenza-laboratorio “L’Isola che c’è” è l’anticamera di questo ritorno ripercorrendone in premessa, con gli studenti e gli aspiranti artisti e filmmaker di oggi, l’esperienza esplorativa e formativa di vent’anni fa. Ai 6 artisti selezionati in residenza sarà data libertà d’azione nel produrre ed elaborare postazioni personali di memoria, racconto e girati documentari, che possano convogliarsi in un’opera collettiva narrativamente autonoma e indipendente dalla futura lavorazione del film “L’isola bambina”. E tuttavia ci si muoverà nel solco delle stesse esigenze del futuro film, in approccio guidato ma indipendente, ognuno secondo la sua propensione tematica a indagare le sorti dei nostri luoghi, a farci domande sugli habitat di vita, relazioni e desideri dei nostri paesi e delle nostre città, producendo un mosaico di postazioni audiovisive. Non solo: i materiali raccolti saranno raccolti come primo nucleo di archivio digitale in previsione di un futuro progetto di Museo narrativo digitale e multimediale del patrimonio immateriale della cultura marinara di Gallipoli e del suo immaginario, costruito in forma partecipata con la cittadinanza e le associazioni locali. Il laboratorio di osservazione sul territorio gallipolino continua.

La residenza artistica “L’isola che c’è” durerà sei settimane, dal 15 settembre al 31 ottobre, e si articolerà nei tre moduli (di due settimane ciascuno) di formazione cinematografica e audiovisiva di Regia, Direzione della Fotografia e Montaggio. La ricerca etnografica sul campo di Regia sarà guidata dalla regista Chiara Idrusa Scrimieri. Siamo onorati di affidare la Direzione della Fotografia e il Montaggio a due noti e pluripremiati professionisti del cinema come Roberta Allegrini, che formerà gli artisti nella Fotografia tra cinema e documentario, e Marco Spoletini, che accompagnerà gli artisti residenti nel montaggio del film documentario collettivo frutto dei girati prodotti durante la residenza.
Un ulteriore modulo sarà dedicato all storytelling di progetto e alla comunicazione, curato da ARTEN, nelle persone di Andrea Rizzo e Roberta Margarito.

La restituzione pubblica alla città e alla comunità gallipolina è prevista a dicembre 2026.

Il progetto, vincitore del bando “SIAEPerChiCrea 2025/26” di SIAE e supportato dal Ministero della Cultura, è ideato e prodotto da Artèteca, con la direzione artistica di Chiara Idrusa Scrimieri, in partenariato con il Comune di Gallipoli e l’Associazione Emys.
Direzione creativa e comunicazione a cura di ARTEN.