BARI – Teatro Kismet – Giovedì 24 settembre quattro coreografie sul palco: “Connection” di AltraDanza, «I love you, Schubert!» (Balletto Teatro di Torino), «Simple Love» (Equilibrio Dinamico) e «Me, Us, And..» (JCor – Company)

«Me, Us, And..» – JCor – Company

Prosegue l’ottava edizione della rassegna di danza organizzata dalla Compagnia AltraDanza, con la direzione artistica di Domenico Iannone.In scena “Connection“, prima nazionale della Compagnia AltraDanza, “I Love You, Schubert” del Balletto Teatro di Torino, “Simple Love” di Equilibrio Dinamico e “Me, Us, And…” di JCor Company.   

Giovedì 24 settembre, ore 21

Teatro Kismet – Bari

Quattro creazioni, altrettanti modi di interrogare il corpo e le sue relazioni: con l’altro, con la natura, con la musica, con la memoria.Giovedì 24 settembre, alle 21 al Teatro Kismet di Bari, prosegue«Esplorare 2026», la rassegna ideata e curata dallaCompagnia AltraDanza, con ladirezione artistica di Domenico Iannone.

«Connection» di Silvia Dipierro

Ad aprire la serata sarà laprima nazionale di«Connection», produzioneCompagnia AltraDanzaconSilvia Di Pierro. Due danzatrici danno corpo a una riflessione sulla rete di relazioni fisiche, interiori e naturali che lega l’essere umano a ciò che lo circonda. La creazione si articola in tre quadri, distinti ma connessi tra loro. Nel primo domina il contatto: i corpi si cercano, si sfiorano, si sostengono e poi si separano, facendo emergere, attraverso il peso e la distanza, il bisogno dell’altro come origine stessa del movimento.

Nel secondo quadro il gesto si assottiglia fino a farsi quasi impercettibile e la relazione si sposta in una dimensione interiore, alimentata da pensieri, respiri ed emozioni. Ciò che non è immediatamente visibile affiora attraverso il corpo, trasformando la danza in un dialogo silenzioso. L’ultima parte allarga invece lo sguardo alla natura e al legame primordiale con essa: il movimento ne assimila ritmi ed energie, mentre la connessione diventa un filo invisibile fra individuo, ambiente e presenza dell’altro. Ne deriva una coreografia costruita sull’idea che l’identità non sia mai completamente isolata, ma nasca e si trasformi dentro una trama di rapporti.

«I Love You, Schubert» – PH Guido Savant

Il secondo lavoro conduce direttamente nel mondo musicale diFranz Schubert. IlBalletto Teatro di Torinopresenta«I love you, Schubert!», creazione diManfredi Peregointerpretata daNoa Chatton, Bailey Kager, Luis Agorreta e Noa Van Tichel. Le celebri pagine del compositore austriaco diventano il terreno di un incontro serrato fra suono e movimento: la musica non funziona semplicemente da accompagnamento, ma suggerisce forme, tensioni, accelerazioni e sospensioni alla scrittura coreografica.

Il lavoro procede attraverso quattro quadri concepiti come tappe di un viaggio sensoriale. Dapprima l’energia dei corpi costruisce vere e proprie architetture in movimento, in un equilibrio tra rigore e slancio. La scena scivola poi verso una dimensione sospesa tra memoria, immaginazione, fiaba e realtà, lasciando emergere emozioni più intime. Il ritmo torna quindi a imporsi con forza, trasformando la coreografia in materia pulsante, legata al fuoco, alla terra e alle radici, prima di approdare a una dimensione quasi liquida, nella quale i danzatori sembrano dissolversi nella musica. Il finale riporta in primo piano la fisicità, con un’ultima esplosione di energia.

«Simple Love» – Equilibrio Dinamico

«Simple Love»diRoberta FerraraperEquilibrio Dinamiconasce come un canto all’amore perduto, fragile racconto che rinuncia alla parola per affidare alla gestualità il compito di esprimere ciò che resta di un legame. Il gesto assume quasi il valore di un rito: i corpi si snodano, si confrontano, si attendono e si osservano, alla ricerca di equilibri possibili fra desiderio, assenza e memoria.

Silenzi, tensioni, sguardi e ricordi costruiscono così un paesaggio emotivo nel quale la nostalgia non viene respinta, ma riconosciuta come parte della fragilità umana.«Simple Love»cerca una sospensione, un punto nel quale spazio e tempo sembrano arrestarsi abbastanza a lungo da lasciare emergere un sentimento spogliato da sovrastrutture, compromessi e connotazioni tossiche. Il corpo diventa il luogo nel quale questa ricerca si rende visibile, mentre l’amore evocato dal titolo recupera la propria dimensione più essenziale.

A chiudere la serata sarà«Me, Us, And…», coreografia diGiorgio Azzonesulle musiche diEzio Bosso, interpretata dallaJCor – Company. Nei dieci minuti della creazione, un linguaggio fisico intenso e fluido esplora il delicato equilibrio tra vulnerabilità e forza, individualità e senso di appartenenza. Ogni individuo viene osservato anche come risultato degli incontri che lo hanno formato: presenze, emozioni e memorie costruiscono una rete invisibile nella quale l’identità personale continua a ridefinirsi.

La creazione invita così a interrogarsi su quanto di noi appartenga davvero soltanto a noi e quanto, invece, sia il risultato delle relazioni che ci hanno attraversato. Nessuna esistenza, suggerisce il lavoro, si definisce completamente in solitudine: il singolo conserva la propria unicità, ma porta inevitabilmente con sé le tracce degli altri.

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