Carmen Moser: la prima vittoria su strada, il passato nello sci e la testa per andare oltre

C’è un istante preciso in cui la fatica smette di fare male e si trasforma in pura gioia. PerCarmen Moserquell’istante si è condensato a pochi metri dal traguardo della seconda tappa al Giro del Mediterraneo, tra le scosse di un pavé sconnesso e la sorpresa di uno sguardo all’indietro per verificare l’incredibile: nessuno avrebbe più potuto raggiungerla. Arriva così la sua prima bellissima vittoria su strada, conquistata con un attacco coraggioso da lontano e voluta con determinazione fino all’ultimo metro.

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“Il pavé era molto grosso, mi scuoteva tutto il corpo e ogni pedalata faceva male. Solo a pochi metri dall’arrivo mi sono voltata e ho capito che non sarebbe arrivato più nessuno. Sul traguardo ho provato soprattutto sorpresa, una sensazione quasi surreale, perché nella seconda metà di gara non mi ero sentita per niente bene. La gioia è arrivata nei minuti successivi, quando ho iniziato a realizzare davvero cosa fosse appena successo. E lì è stata enorme. L’immagine che sceglierei per raccontare questa giornata è la foto scattata da Flaviano Ossola: l’istante subito dopo essermi girata, quando ho capito che la vittoria era mia. Si vede tutto in un fotogramma solo — il pavé, le altre ancora dietro di me, e quella reazione che non avevo programmato, perché fino a un secondo prima non ero sicura di niente.”

Un successo che ha radici profonde, nate e cresciute ben lontano dall’asfalto delle gare ciclistiche. Il percorso di Carmen nel mondo dello sport parte infatti dal freddo della neve e dalle traiettorie dello sci alpino. Un background importante che ancora oggi influenza il suo modo di interpretare la bicicletta, regalandole un impostazione metodica e una sensibilità unica in curva, pur mettendola di fronte a sfide del tutto nuove.

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“Lo sci mi aiuta in discesa: trovare la linea giusta in curva, valutare la velocità, sono cose che mi vengono naturali. Dallo sci ho portato anche il modo di studiare il percorso: mi è facile memorizzare i punti chiave e averli davanti agli occhi prima ancora di arrivarci. Quello che invece ho dovuto imparare da zero è correre in gruppo. Stare spalla a spalla a oltre 40 all’ora in stradine strette per me è ancora puro stress: è la parte su cui ho più margine di crescita.”

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Dietro alla pedalata potente si cela una persona disciplinata, mossa da una naturale ricerca dell’ordine e profondamente legata ai paesaggi della sua Val Sarentino, dove ritrova l’equilibrio per ricaricare le batterie.

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“Sono una persona molto disciplinata, che lavora con grande impegno per raggiungere i propri obiettivi. Mi piace la struttura, ho i miei ritmi e le mie abitudini. Mi piace essere produttiva: a fine giornata sono contenta quando ho spuntato tanti punti dalla mia to-do list. Il tempo per cucinare però me lo prendo sempre, è il momento in cui stacco davvero.”​

Ed è proprio nella solitudine degli allenamenti che Carmen ha scoperto una nuova dimensione di sé, trasformando la fatica della disciplina in uno spazio di quiete.

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“Quello che il ciclismo mi ha insegnato è quanto possa essere bella la monotonia. Si potrebbe pensare che ore e ore di allenamento da sola siano noiose, ma per me è proprio questo il bello: la semplicità, il tempo per pensare. Può sembrare strano, ma allenarmi è puro relax.”

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In questo percorso di crescita, l’incontro con Horizons Cycling Club ha rappresentato la svolta per dare forma alle sue ambizioni, trovando nel gruppo il supporto ideale per credere nelle proprie potenzialità e spingersi costantemente oltre.

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“La squadra ha avuto un’influenza enorme. Fin dal primo contatto hanno creduto in me, dandomi il coraggio di intraprendere questa strada sul serio. Andare oltre i propri limiti, per me, significa non perdere il filo e continuare a credere nell’obiettivo grande anche nei periodi in cui le cose non vanno come vorresti. Il limite molto spesso è la testa: il corpo può dare molto più di quanto pensiamo.”