NOCI – Sabato 24 ottobre alla Torre Teatro Mu.Ra. concerto del chitarrista Francesco Buzzurro con il Quartetto Goffriller, nel progetto «Migrantes»

Dalle rotte dei migranti alle tragedie del Mediterraneo: il chitarrista Francesco Buzzurro e il Quartetto Goffriller a Noci con «Migrantes»

Sabato 24 ottobre, alle 20, alla Torre Teatro Mu.Ra. di Noci, undici composizioni originali tra jazz, classica e suggestioni mediterranee per raccontare il dramma delle migrazioni, la memoria e il valore dell’accoglienza. Ingresso libero per la 22ª Rassegna di Concerti «Saverio Mercadante». 


Un viaggio che comincia con la fuga dalla guerra e dalla miseria, prosegue tra il dolore del distacco, le insidie del mare e la speranza di una nuova vita, fino a interrogarsi sul significato più profondo dell’accoglienza. È il percorso musicale di «Migrantes», il progetto ideato e composto dalchitarrista Francesco Buzzurro, protagonistasabato 24 ottobre,alle 20, allaTorre Teatro Mu.Ra. di via Kennedy a Noci, insieme alQuartetto d’archi GoffrillerIl concerto, a ingresso libero, rientra nella 22ªRassegna di Concerti «Saverio Mercadante», organizzata dall’Associazione Musico Culturale Aulos di Noci in collaborazione con il Comune di Noci. Il concerto èdedicato alla memoria del giornalista Franco Di Mare, che si è occupato in gran parte della sua attività del tema dei migranti e dei rifugiati nel Mediterraneo, condannando l’indifferenza e l’incivilimento del dibattito pubblico.

Undici composizioni originali, arrangiate per chitarra e quartetto d’archi dal maestro Mauro Schiavone, costruiscono un racconto strumentale dedicato alle migrazioni contemporanee. Non una semplice successione di brani, ma una narrazione musicale nella quale ogni pagina affronta un aspetto dell’esperienza di chi è costretto ad abbandonare la propria terra. La chitarra assume il ruolo di voce narrante, mentre gli archi ne amplificano le sfumature emotive, alternando tensioni ritmiche, melodie malinconiche e momenti di intensa cantabilità.

Musicista siciliano conosciuto a livello internazionale per uno stile che intreccia jazz, repertorio classico e tradizioni popolari della sua terra, Buzzurro ha sviluppato una tecnica chitarristica capace di restituire contemporaneamente melodia, armonia e ritmo, quasi trasformando lo strumento in una piccola orchestra. In «Migrantes» questa particolare scrittura dialoga con il Quartetto Goffriller, formato dai violinisti Vito Imperato e Giovanni Anastasio, dal violista Alberto Salomon e dal violoncellista Benedetto Munzone.

Il concerto si apre con «Life», affidato al solo quartetto d’archi, una riflessione sul valore della vita umana e sul rispetto che ogni esistenza merita. Subito dopo, «Migrantes» introduce il tema centrale del progetto attraverso un andamento concitato, che evoca la fuga delle popolazioni dai conflitti armati. Con «Sicilian Waltz», un valzer misterioso dal movimento moderato, lo sguardo si sposta sulle contraddizioni della Sicilia, terra storicamente segnata da partenze, arrivi e incontri tra culture differenti.

La dimensione più intima emerge in «Inspiracion», ballata sentimentale che racconta l’abbraccio di due innamorati capaci di trovare l’uno nell’altra il coraggio di affrontare la vita. «Il viaggio», invece, imprime alla musica un carattere brioso e ritmico, suggerendo il movimento di un mezzo di trasporto e le aspettative di chi parte verso una destinazione sconosciuta, inseguendo la possibilità di realizzare i propri sogni lontano da casa. Il racconto assume toni più drammatici con «Muharrib», termine arabo che significa «il trafficante». Attraverso sonorità mediorientali, armonie dissonanti e ritmi taglienti, Buzzurro affronta il fenomeno del traffico di esseri umani, denunciando il sistema criminale che sfrutta la disperazione delle persone in fuga. Segue «La tempesta», una delle pagine più intense del programma, nella quale la scrittura musicale evoca la violenza del vento e delle onde, i barconi in balia del mare e la tragedia dei naufragi nel Mediterraneo.

Alla memoria delle vittime è dedicato «Misteri», composto nella forma di una marcia funebre, omaggio ai caduti di tutte le guerre e a quanti hanno perso la vita durante le traversate. Con «Bolero» riaffiora il dolore della separazione dai propri cari, dalle abitudini e dalla terra d’origine, accompagnato dalla speranza di potervi un giorno ritornare. «Quello che conta», una ballata lenta, riporta invece l’attenzione sugli affetti familiari e sui legami che continuano a dare significato all’esistenza anche nelle condizioni più difficili.

La conclusione è affidata a «Filoxenia», un tango appassionato che prende il nome da un termine greco traducibile come «amore per lo straniero», legato al concetto di ospitalità. Le armonie si distendono e il carattere della musica cambia, lasciando spazio a una riflessione sulla responsabilità collettiva nei confronti di chi cerca protezione e sulla possibilità di riconoscere nell’incontro con l’altro una forma di arricchimento reciproco. È questa la pagina alla quale Buzzurro affida il messaggio conclusivo del progetto, richiamando un’idea di umanità fondata sulla solidarietà e sul superamento delle barriere culturali.