
Maiorano: in Puglia quasi 8.600 ospiti delle strutture residenziali hanno almeno 75 anni. Servono diagnosi precoce, assistenza territoriale e sostegno vero alle famiglie
«L’Alzheimer ruba non solo memoria, ma anche i colori della vita. Non entra mai da solo in una casa, rischia di consumare anche il tempo, le energie e il reddito di un’intera famiglia. Per questo la cura non può restare sulle spalle dei caregiver e la non autosufficienza non può essere trattata come un’emergenza privata»: è quanto afferma Domenico Maiorano, segretario reggente della FNP CISL Puglia, in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer.
In Puglia si stimano 68.451 persone con demenza tra gli over 65. L’Alzheimer rappresenta oltre il 60 per cento delle demenze, ma le fonti ufficiali regionali non consentono di isolare con precisione tutti i casi già diagnosticati. È un limite informativo che pesa sulla programmazione: ciò che non viene contato rischia di restare fuori dalla rete di cura.
Il bisogno cresce soprattutto nelle età più avanzate. Al 31 dicembre 2023, secondo le più recenti tavole Istat disponibili, nelle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie pugliesi vivevano circa 9.881 anziani. Di questi, quasi 8.600 avevano almeno 75 anni: circa 1.330 tra 75 e 79 anni, 2.296 tra 80 e 84 e 4.957 con 85 anni o più. Le stesse strutture disponevano di circa 7.310 posti letto rivolti prevalentemente ad anziani non autosufficienti.
«Questi numeri non coincidono con i ricoverati per Alzheimer: l’Istat non pubblica, in quelle tavole, il dettaglio per diagnosi. Ma descrivono il luogo in cui la fragilità cognitiva incontra più spesso la perdita di autonomia. La residenza non deve diventare un parcheggio della vecchiaia, né la casa una stanza chiusa dalla solitudine. Ogni persona deve poter contare su assistenza qualificata, relazioni, stimoli e continuità con la propria storia».
Il divario territoriale rende il quadro più urgente. Al 1° gennaio 2024 nel Sud erano disponibili 3,4 posti letto residenziali ogni mille abitanti, meno della metà della media italiana di 7,2 e circa un terzo dei 10,5 del Nord-Est. In Puglia, a fronte di 564 strutture e circa 15.500 posti complessivi, il tema non è soltanto aumentare l’offerta. Occorre garantire standard omogenei, personale formato sulle demenze, nuclei dedicati, vigilanza sulla qualità e integrazione tra servizi sanitari e sociali.
La FNP CISL Puglia richiama anche le indicazioni del Libro verde della CISL nazionale per un Patto sociale di sviluppo, lavoro e coesione, presentato oggi dalla segretaria generale confederale, Daniela Fumarola. Per i pensionati non autosufficienti, il Patto sociale deve avere un cuore concreto: più risorse per la sanità e per la non autosufficienza, tutela del potere d’acquisto delle pensioni, riconoscimento del lavoro di cura, sostegno ai caregiver e servizi territoriali capaci di accompagnare le persone prima che la fragilità diventi abbandono. La CISL ha indicato, tra le priorità, un miliardo aggiuntivo per la non autosufficienza.
Il reggente della federazione dei pensionatii pugliesi della Cisl aggiunge: «La Puglia ha istituito il Tavolo tecnico regionale per le demenze e ha avviato la costruzione del percorso diagnostico terapeutico assistenziale regionale. Ora bisogna passare dal tavolo alla porta di casa. Servono diagnosi tempestive, Centri per i disturbi cognitivi accessibili in tutte le province, assistenza domiciliare, centri diurni, sollievo temporaneo e una presa in carico che non si interrompa. Le famiglie non possono ricevere una diagnosi e poi trovarsi davanti a un corridoio senza porte. «Chiediamo inoltre alla Regione un sistema pubblico e aggiornato di dati sulle demenze: età, diagnosi, tempi di attesa, presa in carico domiciliare e presenza nelle strutture. Contare bene significa curare meglio».
«Una società che invecchia – conclude Maiorano – deve prepararsi non soltanto ad aggiungere anni alla vita, ma a garantire dignità, relazioni, assistenza e qualità della vita anche quando l’autonomia e le capacità cognitive cominciano a venir meno. Nessuna persona con Alzheimer e nessuna famiglia che se ne prende cura deve essere lasciata sola.»
Domenico Maiorano

